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Dal Volume del CAI sezione di Milano: " Milano e le sue Montagne"

La Valmalenco e le sue stirpi di Guide Alpine

  • Foto archivio M.Comi

     

    Nella seconda edizione della "Guida della Valtellina" erano riportati i nomi di quattro Guide Alpine della Valmalenco: i fratelli Pietro e Giacomo Scilironi di Spriana, Michele ed Enrico Schenatti di Chiesa.

    Giacomo Scilironi (detto El Fuin) era uno specialista del Disgrazia. Nel 1884 fu incaricato dal Genio Militare di costruire, insieme ai due schenatti, una baracca per osservazioni scentifiche sulla cresta del Disgrazia, a poca distanza dalla vetta.

    Spesso si troveranno delle giuide alpine impegnate per costruire rifugi e bivacchi, in base alla nota versatilità della gente di montagna.

    Michele Schenatti esplorò tra l'altro, con Antonio Cederna, i gruppi montuosi dello Scais e dello Scalino. Di lui si conserva il libretto di guida, rilasciatogli fin dal 1880 dall'allora presidente del CAI Valtellinese, il conte Luigi Torelli, uomo politico del risorgimento.

    Enrico Schenatti, cugino di Michele, lavorò soprattutto sul Bernina e sul Disgrazia. Partecipò al primo corso per guida alpina nel 1898. Nel suo libretto di guida si trova questo appunto: "Salito il Bernina col Gher (il suo cane), perchè non c'erano clienti". Nel 1906 fece la sua centesima ascensione del Disgrazia con la figlia Alice Pia.

    Nei primi anni del '900 le guide alpine della Valmalenco erano cinque: Enrico Shenatti, Silvio Lenatti (capostipite di un'altra famiglia di guide), Casimiro Albareda (sua la prima salita al Piz Argent), Carlo Albareda figlio di Giovanni e Carlo Albareda figlio di Abbondio.

    A queste guide si affiancavano sette portatori (gli aspiranti guida di oggi), fra cui Ignazio Dell'Andrino che nel 1914 compì, con Baccio de Ferrari, la prima salita della cresta NE del Disgrazia, la famosa "Corda Molla". Nino Dell'Agosto, figlio di Ignazio, è uno dei cinque primi salitori del Gran Zebrù, meritò la medaglia d'argento al Valor Militare, sua è anche la prima salita con Alfredo Corti della cresta Est della punta Kennedy.

    Sul finire degli anni '30, periodo d'oro per i monti della Valmalenco, si mettono in luce varie personalità.

    Oreste Lenatti, guida preferita di Alfredo Corti per l'esplorazione del gruppo centrale delle Alpi Orobie, collaboratore della scuola "Parravicini", operò principalmente nel massiccio del Disgrazia, ma anche nelle Alpi Giulie e nei Carpazi.

    Giacomo Schenatti (1903-1989), figlio di Michele, di cui ricordiamo la prima salita della parete N del Disgrazia (1934) con Antonio Lucchetti Albertini, considerata una delle più eleganti vie delle Alpi Centrali.

    Isacco Dell'Avo (1911-1985), guida di Giannino Soncelli, aprì due nuove vie sul Pizzo Palù in tre giorni.

    Cesare Folatti (1898- 1988) di Torre S.M., detto Piz,fu la guida fidata di Luigi Bombardieri. Nel 1932 compì in un sol giorno, con Peppino Mitta e lo stesso Bombardieri, la mitica traversata Roseg - Scerscen - Bernina. Nel 1933 portò a termine, con gli stessi, la salita del grande canalone SO della Forcola d'Argent, detto poi "Canalone Folatti". E ancora bisogna ricordare la prima salita della parete S del Monte Rosso di Scerscen, la prima ripetizione della parete N del Tresero (1935) e la prima italiana della parete N del San Matteo (1936). Mitico custode del rifugio Marinelli-Bombardieri fino al 1973, dal 1926 al 1942 custode anche della capanna Marco e Rosa al Bernina, per tradizione sempre gestita dalle guide della Valmalenco.

    Non si possono dimenticare Peppino Mitta (1907-1993) di Torre S.M., altra fortissima guida del Bernina, notevole ripetizione nel 1932 della NE del Roseg con Tullio Dell'Avo e Renato Rolla. Silvio Pedrotti, detto Polo, perchè nel 1928 partecipò alla spedizione per la ricerca dei naufraghi del dirigibile Italia, precipitato sui ghiacciai del Polo Nord.

    Una delle più antiche stirpi di guide alpine e gestori di rifugi è quella dei Lenatti. Abbiamo già incontrato Oreste e Silvio Lenatti (1858 - 1915), quest'ultimo fu una delle guide partecipanti al primo corso di istruzione per guide alpine nel 1898. Livio Lenatti, figlio di Silvio, insieme al fratello Giovanni, costruì la capanna Nuccio in Val Sissone, che nel 1930 passò alla SUCAI di Milano con il nome di rifugio Pigorini, distrutto da una frana nel 1950, sostituito dall'attuale rifugio Tartaglione-Crispo, costruito in luogo più elevato e sicuro. Nel 1936 ebbe dal CAI di Milano la gestine del rifugio Gerli-Porro all'Alpe Ventina fino al 1980. Ebbe parte attiva nella costruzione del bivacco Taveggia, fu propositore del Soccorso Alpino in Valmalenco (1950). Enrico Lenatti (1930 - 1998), figlio di Livio, guida dal 1957, subentra al padre nella gestione del rifugio Gerli-Porro. Diventa responsabile del Soccorso Alpino della Valmalenco, avendo spesso la collaborazione di Marco e Giacinto Lenatti. La loro tradizione non finisce, abbiamo oggi guide alpine Alberto Lenatti, maestro di sci ed istruttore ai corsi per guida alpina, Diego Lenatti (gestore del rifugio Ventina), Livio Lenatti, figlio di Enrico, Floriano Lenatti (attuale gestore del rifugio Gerli-Porro), Giancarlo "Bianco" Lenatti (attuale gestore del rifugio Marco e Rosa).

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